Blog

Alla Biennale di Venezia per parlare di “Free Stone and New Design”

Il 24 ottobre 2018, presso la Biennale di architettura di Venezia, si è svolta la conferenza “Free Stone and New Design”. Protagoniste Stone Academy, società Italiana della progettazione dell’architettura in pietra e Hdemy Group, team eterogeneo che si occupa con competenza del mondo della formazione, della progettazione, dell’orientamento e della comunicazione.
L’obbiettivo dell’incontro è stato quello di stimolare a riflettere sull’uso della pietra nell’architettura e nel design anche in relazione al concetto di spazio costruito e significante.
Tra il pubblico erano presenti anche gli studenti NAD dei corsi di Fashion, Interior e Visual.

Con l’introduzione di Nicola Pighi, presidente di Hdemy Group, sono intervenuti Massimiliano Caviasca, Lorenzo Secchiari, Clelia Marenda, Lucrezia Anselmi e Luca Mancini per riflettere sul tema dell’architettura della pietra oggi, partendo da grandi riferimenti storici per giungere a considerazioni legate ad esempi contemporanei.

L’etereogeneità dei punti di vista con cui il tema è stato trattato durante la conferenza e l’analisi di dettagli e connessioni sempre diverse, hanno reso possibile uno sguardo complessivo e ampio sulla tematica.

Tradizione e contemporaneità

Il primo ad intervenire è stato l’architetto Lorenzo Secchiari che ha trattato il tema della pietra come landmark ed elemento di permanenza e riconoscibilità nel tempo e nello spazio. L’architetto ha sottolineato come “La pietra è portatrice di messaggi che connettono storia e tradizione con contemporaneità e futuro, è materiale e simbolo che sfida il tempo, è testimonianza che rimane.” Il suo intervento ha ripercorso alcuni dei più alti esempi di architettura in pietra dei secoli antichi: dalle piramidi egizie ai templi greci, dalle strade ai ponti risalenti al periodo romano – che formavano una rete estesa che connetteva l’impero – arrivando poi ad esempi più moderni e contemporanei quali il Padiglione di Barcellona di Ludwig Mies van der Rohe (1928) e la Oslo Opera House (2008) realizzata in vetro, granito bianco e marmo di Carrara.

La pietra” – ha concluso Lorenzo Secchiari – “è un materiale pieno di significati, portatore di messaggi che da sempre sono stati utilizzati in architettura”.

Pietra, Freespace e New Design

La relazione tra la pietra ed il concetto di Freespace, tema centrale della Biennale 2018, è stato il focus centrale dell’intervento a cura dell’architetto Clelia Marenda che l’ha esposto con esempi che attraversano i secoli.
La cava di pietra rappresenta la prima creazione di un Freespace, grazie all’estrazione ed alla sottrazione della pietra stessa. In Provenza si è progettato un nuovo utilizzo di questo luogo e spazio: all’interno di una cava di pietra sotterranea è nata infatti la Cathédrale d’Images, vero e proprio museo che reinterpreta gli spazi attraverso proiezioni artistiche ed esposizioni.
Attraverso l’analisi dell’azione opposta alla sottrazione, ossia l’aggiunta del materiale allo spazio vuoto, si ha invece il concetto di “spazio come costruito”. Questa azione permette l’unione di due spazi separati ed è rappresentata emblematicamente in architettura nella figura del ponte che funge da collegamento tra luoghi, città e popoli.

Infine, Marenda si è interrogata sul significato di New Design per l’architettura, arrivando a definirlo come “costruzione di spazi funzionali fruibili e piacevoli”.
Ritorna, quindi, come esempio rappresentativo di questo concetto la Oslo Opera House che presenta nel progetto della sua copertura uno spazio collettivo e di scambi sociali. Infatti, il tetto dell’edificio funge, oltre che da copertura per il teatro, anche da belvedere, piazza e luogo d’incontro per la città.

Tra pietra e tecnologia

La pietra ha preso forma e si adatta alle varie epoche facendo leva sulla tecnologia, oggi la tecnologia avanzata, le modellazioni in tre dimensioni e la realtà virtuale ci hanno dato la possibilità di concepire l’architettura in modo più immediato”. L’architetto Lucrezia Anselmi ha introdotto nella discussione un punto di vista più tecnico, analizzando la questione della progettazione contemporanea attraverso i nuovi mezzi tecnologici a disposizione. Questi nuovi strumenti consentono di avere un’idea visuale e dettagliata del progetto prima che questo sia realizzato e permettono così la progettazione e la realizzazione di costruzioni in pietra dalle forme sempre più organiche e leggere.
Infine, Anselmi conclude con uno spunto di riflessione importante: “La tecnologia contemporanea è il mezzo con cui si consuma il mondo. Essa trasforma il mondo, l’uomo e la percezione della realtà e di conseguenza anche l’evoluzione”.

La pietra nel Fashion 

Luca Mancini, coordinatore del corso di Fashion Design, ha affrontato il rapporto apparentemente lontano tra il materiale lapideo e la moda attraverso l’esempio concreto di un workshop realizzato con il corso di Fashion nel quale gli studenti si sono interrogati su come dare un’interpretazione del concetto della pietra nel settore della moda.
La riuscita del workshop è stata possibile “grazie alla traduzione della pietra in codici adattati all’abbigliamento”. Attraverso uno studio di volumi e texture di materiali lapidei, quindi, si è giunti ad una Collection di grande impatto che ha sfilato per la kermesse in Piazza Dante in occasione di Verona Fashion 2018.
L’importanza di questa sfida affrontata è proprio il tentativo di avvicinare due mondi all’apparenza così lontani ma che se uniti possono portare a nuovi ed interessanti spunti e risultati.

Sacralità e ritualità

A concludere la conferenza ricca di spunti di riflessione, è stato l’architetto Massimiliano Caviasca, che ha sottolineato il concetto di sacralità della pietra e l’importanza del gesto quotidiano di chi abita un’edificio per la definizione di architettura stessa. “Il principio del sacro è ciò che permane, e il principio della gestualità, della ritualità di ogni giorno, è ciò che si ripete. L’architettura è fatta di permanenze e di gesti ripetuti. Non basta costruire e progettare un edificio, bisogna pensare che questo edificio sarà poi vissuto”.
Caviasca ha proseguito descrivendo alti esempi architettonici legati all’utilizzo del materiale lapideo e che spaziano dagli ambienti interni di Adolf Loos all’imponente architettura in pietra gialla di Vicenza realizzata da Mario Botta come sede del museo Mart.

In conclusione, l’architetto ha espresso la sua convinzione che il futuro sia tornare a costruire città che riflettano sulla pietra, partendo dai valori di questo materiale costruttivo e dal riconoscimento della sua importanza storica ma ancora attuale.