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L’arredamento si fa verde

L’arredamento si fa verde, ma sono necessarie alcune accortezze per non perdersi in questa giungla…

Ce ne parla Elena Ricapito, studentessa della Architectural Design School di NAD.

Negli ultimi anni a questa parte il fattore ecosostenibilità ha raggiunto una posizione sempre più centrale nelle politiche produttive ed industriali; che si tratti di una strategia di marketing o di un vero interesse nei confronti del problema, settori come l’alimentazione, la moda o l’automobilistica mondiali cominciano a curarsi del proprio impatto ambientale.

L’interior design e l’arredamento non sono esenti da questo movimento, e per certi aspetti i primi attivisti ecosostenitori sono tutti coloro che almeno una volta hanno riciclato creativamente un oggetto domestico, pur di non buttarlo.

Che cos’è il design sostenibile

Definizioni come architettura verde, design ecologico o green design vengono spesso usate come sinonimi di design sostenibile, quando quest’ultimo è di fatto un qualcosa in più rispetto alle altre categorie.

Con green design, per esempio, si intendono tutti quegli oggetti i cui materiali o funzioni possono avere degli effetti benefici per l’uomo, ma non si coinvolge in questa analisi la produzione degli stessi od il loro smaltimento.

Il design sostenibile, invece, abbraccia tutto il ciclo vitale dell’oggetto in questione: il processo di ideazione, la progettazione, la produzione, la scelta di materiali atossici o 100% riciclabili ed infine il suo smaltimento.

Generalizzando, dunque, si può dire che un design sostenibile consente poi un design verde; ma questa è l’unica semplificazione che ci si può permettere sul tema, perché nella parola sostenibile viene riassunto un mondo di accortezze che sia un buon designer che un buon consumatore devono avere.

Le accortezze per consumatore e progettista

La sostenibilità di un prodotto non si limita alla sua nascita ed al suo disuso, ma coinvolge anche aspetti apparentemente lontani, come il packaging, l’imballaggio ed il trasporto.

Il consumatore medio non è impotente davanti a tali meccanismi e la consapevolezza dà potere anche al singolo, non dobbiamo quindi temere di chiedere per filo e per segno quale sia l’intera vicenda del prodotto al quale siamo interessati.

Se il bene del pianeta non è uno stimolo sufficiente per interessarsi all’argomento, lo sarà sicuramente la SBS, ovvero la Sick Building Syndrome (letteralmente la sindrome da edificio), una sindrome riconosciuta a livello mondiale che comprende
i più disparati malesseri causati dall’inquinamento indoor, dunque dal vivere in un ambiente composto da materiali nocivi.

Con materiali nocivi non si vuole intendere il materiale principale che compone l’oggetto d’arredo, ma spesso essi sono invece le vernici con le quali è rivestito, o le colle, i siliconi, i gas emessi dagli elettrodomestici ed altre sostanze sintetiche che rilasciano, a lungo andare, COV (Compositi Organici Volatili).

Più i consumatori si dimostreranno interessati ed esigenti nei confronti del prodotto, prima le aziende saranno costrette a rendere trasparente, e sicura, la loro produzione.

Una responsabilità diversa ricade sull’Interior Designer.

Utili e concreti sono i sei principi per un arredamento sostenible scritti da Louise Jones (da: Environmentally Responsable Design: Green and Sustainable Design for Interior Designers, 2008):

  • la Natura: va considerata non solo come fonte ma soprattutto come ispirazione e riferimento. Tutto ciò che nasce da essa deve potervi ritornare, e usare la biomimetica come integrazione con l’ambiente;
  • Le Persone: gli ambienti devono essere ospitali per le persone, usufruendo al massimo di ciò che la natura già offre, esaltando come un luogo in armonia con l’ambiente possa essere anche comodo ed accogliente;
  • I Luoghi: ogni luogo ha le sue peculiarità, necessità, limiti ed esigenze. Questi paletti vanno rispettati ed assecondati, guardando sempre a lungo termine nel tempo. Ambienti flessibili e versatili possono affrontare al meglio più esigenze ed
    adattamenti;
  • Il Ciclo Vitale: seguendo la filosofia del “nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma”, un rifiuto non è mai tale se alla base c’è un buon progetto, per questo vanno favoriti circuiti di produzione chiusi;
  • L’Energia: l’uso delle risorse deve essere giusto ed attentamente calcolato nelle quantità, il più possibile dall’inizio alla fine;
  • I Processi: sapere è potere. Conoscere i processi ed i meccanismi delle cose significa poterli usare al meglio e migliorare, per ottenere concretamente qualcosa.

In entrambe le figure, consumatore e designer, la consapevolezza è la chiave per incentivare un design sostenibile.

Materiali e progetto

Per potersi muovere verso il sostenibile come Interior Designer sono fondamentali il progetto e la scelta dei materiali.

Può sembrare una banalità, ma nulla va lasciato al caso, a prescindere dalla tipologia di progetto in questione.

Come già citato nei punti scritti da Louise Jones, ogni luogo ha le sue caratteristiche ed è compito dell’Interior far sì che questi attributi non diventino dei vincoli, ma anzi contribuiscano a rendere quello spazio malleabile e versatile.

La visione a lungo raggio deve essere una priorità, anche nel momento in cui nel centro del mirino vi sia anche solo un unico pezzo d’arredamento.

Molto semplicemente, ad esempio, un mobile che non può essere smontato, allora non può neanche essere riparato, mentre invece è doveroso dare la possibilità di preservare il più a lungo possibile un bene.

Immaginare ogni possibile situazione e condizione avversa deve far parte del progetto, e per quanto il mondo del design sia legato anche all’estetica, la funzionalità e la praticità devono essere prioritarie rispetto alla sola immagine, soprattutto se parliamo di luoghi quotidiani come le abitazioni dove sicuramente la piacevolezza dell’ambiente è rilevante, ma più di essa vale l’agilità con la quale l’individuo potrà muoversi nello spazio.

Avendo già chiarito cosa si intende per design sostenibile, non è difficile immaginare cosa siano i materiali sostenibili per l’arredamento.

La LCA (Life Cycle Assessment – Analisi del Ciclo di Vita) è un metodo standard a livello internazionale che si occupa esattamente di questo, studiare e valutare il carico ambientale di un materiale in ogni fase della sua vita, suddivisa nelle seguenti fasi: estrazione, lavorazione, fabbricazione, trasporto, installazione, uso, manutenzione ed infine riutilizzo/riciclo/smaltimento.

Nel 2019 alcuni materiali hanno spiccato per le loro qualità sostenibili e con l’inizio del 2020 si confermano degli ottimi materiali ecosostenibili.

Chiaramente diversi prodotti svolgono diverse funzioni specifiche, vi sono materiali adatti alla struttura, alla costruzione, ai rivestimenti, all’isolamento, ai lavori esterni od interni, o ancora alle finiture.

Nel campo dell’edilizia troviamo materiali estremamente interessanti.

L’isolante a base di funghi della Ecovative è una risposta geniale e funzionale alle schiume plastiche, dove grazie ad un composto di radici di fungo l’isolante cresce direttamente all’interno della parete muraria, ed in circa un mese la parete sarà ermetica, termoisolante, ignifuga, priva di COV ed ecologica al 100%.

La Bellwether Materials porta invece l’isolamento a base di lana di pecora, che con una produzione a basso consumo energetico garantisce un ambiente sicuro ed anzi purifica l’aria indoor.

A livello più strutturale troviamo il bio-mattone a base di batteri ideato dalla BioBrick, dove un mix di aggregati (provenienti anch’essi da materiali di riciclo) e batteri fornisce dei mattoni dalle prestazioni pari e forse superiori a quelli tradizionali, ma ad un costo monetario inferiore.

Utili anche per pareti divisorie troviamo i pannelli in fibra di cellulosa, prodotti a partire da materiali riciclati e soprattutto tramite un processo a basso consumo di acqua ed energia. Inoltre si avvale di un ciclo chiuso di produzione che permette il quasi totale recupero delle risorse utilizzate, ottimo isolante termico e acustico, fungicida naturale e protegge i muri da condensa ed umidità.

Per quanto riguarda l’Interior Design nel senso più stretto, ovvero l’arredamento vero e proprio, i materiali da preferire sono spesso di origine vegetale.

Il legno primo tra tutti si conferma come ottimo materiale sostenibile, a patto che la sua provenienza sia certificata dal FSC (Forest Stewardship Council – Concilio di Amministrazione Forestale), ovvero la certificazione internazionale per la provenienza del legno da foreste controllate.

A seguire, sempre più diffusi sono il bambù (sempre controllandone l’FSC) e il cartone, materiale sottovalutato e bistrattato soprattutto in Italia principalmente a causa dell’ottica ormai passata di giudizio, quando invece offre delle ottime prestazioni.

Qualsiasi materiale ottenuto dal riciclaggio, generalmente, è già un buon punto di partenza per l’arredamento sostenibile; tutto ciò che risulta biodegradabile, riutilizzabile, non tossico ed a lunga durata può dunque essere preso in considerazione come un buon materiale.

Ad esempio carta, lino, cotone, plastica riciclata e riciclabile, rattan ed acciaio.

Il mercato dell’eco-design è in espansione continua nel mondo, ora anche in Italia.

Dal rapporto Global Construction Sustainable Materials Market, Analysis &Forecast 2017 – 2026 sono i numeri a parlare:

Il mercato globale dei materiali per l'edilizia sostenibile, in volume, è stato pari a
7.543,1 Kiloton nel 2016 e dovrebbe crescere del 12,0% tra il 2017 e il 2026. In
termini di valore, il mercato globale dei materiali per edilizia sostenibile è stato
valutato in 175 miliardi di dollari nel 2016 e dovrebbe crescere ad un ritmo
dell'11,6% tra il 2017 e il 2026.

Nello specifico si parla di materiali architettonici, ma il passaggio tra essi e il mondo dell’Interior Design è breve.

Stare al passo con i tempi è più che mai necessario, anticiparli forse sarebbe perfino meglio.