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Moda ed ecosostenibilità: un’unione vincente

Moda ed ecosostenibilità, un argomento di cui si sente sempre più parlare. È in atto una rivoluzione Green: come sta reagendo il Fashion?

L’industria della moda contribuisce a circa il 10% delle emissioni globali di gas serra rilasciate in atmosfera, a causa delle lunghe catene di approvvigionamento e della produzione ad alta intensità energetica.

Ogni anno si spendono 500 miliardi di dollari (qualcosa come 450 miliardi di euro) per abiti raramente indossati.

Negli ultimi anni si è imposta, anche con la diffusione dello shopping online, la preferenza per acquisti frequenti di capi poco costosi nel tentativo di rimanere al passo con le ultime tendenze della moda.

Un comportamento che causa però danni ambientali enormi. Materiali sintetici, che perdono milioni di microfibre durante i lavaggi, contaminando i flussi d’acqua al pari di 50 miliardi di bottiglie di plastica.

Fortunatamente, stanno aumentando in maniera esponenziale le imprese che si avvicinano a nuovi modelli di business sostenibili e che possono aiutare a combattere concretamente i cambiamenti climatici.

Quali sono i protagonisti di questo cambiamento?

Nel tessile, l’azienda italiana Aquafil, quotata a Piazza Affari, ha sviluppato un filato di nylon rigenerato, derivante dalle reti da pesca non più utilizzate, scarti di tessuto e tappeti destinati allo smaltimento.

Un progetto che ha raccolto l’attenzione di grandi nomi della moda, tra cui Burberry, Napapijri e Prada.

Quest’ultima, grazie alla collaborazione con Aquafil, ha portato sul mercato una collezione di borse Re-Nylon, con una percentuale dei ricavi dalle vendite dedicata ai progetti di sensibilizzazione alla sostenibilità, e ha annunciato la volontà di usare solo questo filato di nylon entro il 2021.

Nel settore del fast fashion, parliamo invece di H&M.

Oltre ad essere stati i primi ad eliminare i PFC , che sono interferenti endocrini, cioè alterano il nostro sistema ormonale, dai propri prodotti, hanno creato la ormai famosa la linea Conscious, realizzata con materiali sostenibili: cotone biologico o di riciclo, canapa bio, lana riciclata, tessuti come econyl (dagli scarti di nylon o reti da pesca) o tencel (formato da poliestere riciclato e lino bio).

Volgendo lo sguardo in Italia, OVS è una tra la realtà che hanno preso più impegni verso moda ed ecosostenibilità.

Tra i principali, quello di riutilizzare imballaggi e appendiabiti, convertire uffici e negozi all’energia rinnovabile, istituire un car pooling aziendale.

Hanno anche eliminato pellicce e altri derivati animali, fatta eccezione solo per i piumini che sono comunque certificati per la protezione di anatre e oche.

Sono la prima azienda italiana ad aver aderito a BCI e per i loro capi scelgono cotone biologico o riciclato; tra i materiali di riciclo, fanno largo uso anche del jeans.

Tra i più noti e-commerce della moda, anche Zalando ha preso una posizione chiara a riguardo di moda ed ecosostenibilità.

Probabilmente il più famoso in Italia, ha una sezione dedicata alla moda sostenibile. È possibile acquistare in base al tessuto, cotone biologico, bambù, denim di riciclo o Lyocell, una fibra ricavata dal legno proveniente da foreste gestite responsabilmente, oppure selezionando i vari marchi.

C’è anche una collezione ad hoc, chiamata RE:CYCLE e ad edizione limitata, creata da due stilisti parigini, realizzata a mano e con materiali di recupero.

Startup, moda ed ecosostenibilità

Nel panorama delle startup italiane, un esempio significativo è quello di KAMPOS, abbigliamento di lusso 100% ecosostenibile.

La collezione, soprattutto rivolta al beachwear, è ottenuta grazie a tessuti organici e riciclo di bottiglie di plastica e reti da pesca.

L’idea del suo fondatore, Alessandro Vergano, è quella di innescare un circolo virtuoso, che non dimentichi né l’appeal -e il mercato- del lusso, né l’impatto ecologico.

Una visione di business lungimirante, perché l’ecosostenibilità è al centro del loro modello di business e di ogni processo aziendale. Non una corsa ai ripari, ma un vero punto di partenza: etico e profittevole.

Una percentuale delle vendite di KAMPOS verrà donata a One Ocean Foundation, associazione italiana senza scopo di lucro.

L’obiettivo è quello di accelerare le soluzioni ai problemi dell’inquinamento degli oceani.

Fare business e farlo bene, è possibile.

Farlo nel settore del Fashion Luxury, quindi, non deve essere visto come una moda di passaggio, ma come caposaldo del proprio Brand.