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CRIPTOVALUTE: PERCHÉ INQUINANO?

bitcoin, mining e tutto quello che devi sapere sull'inquinamento delle criptovalute

Dopo il ripensamento di Elon Musk, il dibattito sull’inquinamento da criptovalute è tornato a far parlare di sé. 

Le criptovalute sono un tipo di moneta digitale creata attraverso un sistema di codici, che funziona in modo autonomo al di fuori dei tradizionali sistemi bancari e governativi. Le più note e diffuse sono i bitcoin.

A marzo 2021, Musk ha dato il via con un Tweet alla possibilità di acquistare le sue automobili Tesla tramite i bitcoin; non appena due mesi dopo però, ha ritirato l’iniziativa additando il troppo inquinamento. 

Trattandosi di monete virtuali, non c’è utilizzo di carta, materiali plastici o metallici. Tuttavia, il processo della loro realizzazione è possibile grazie al lavoro e al dispendio di energia di numerosi computer ad alta potenza. 

Cosa vuol dire che una valuta virtuale inquina?

Non sono i bitcoin a inquinare, ma è la loro modalità di estrazione chiamata mining.

A differenza delle altre monete virtuali, il bitcoin esiste in quantità limitata e quindi va “stanato” ed estratto (to mine). 

Per estrarre ogni singolo bitcoin è necessario che una rete di computer risolva tutta una serie di complessi calcoli; allo stesso modo, per realizzare ogni singola transazione serve che attraverso dei nodi venga modificata la crittografia di ogni bitcoin. 

Tutte queste operazioni sono realizzabili soltanto con computer molto potenti, che richiedono strumentazioni all’avanguardia e soprattutto tanta corrente elettrica. 

bitcoin

La produzione crescente di criptovalute porta ad un dispendio sempre maggiore di energia, e la forte intensità energetica processata è generata molto spesso dal carbone, uno dei combustibili più inquinanti.

L’impatto delle criptovalute sull’ambiente

Gli ultimi dati sull’impatto che questo sistema ha sull’ambiente arrivano dall’Università di Cambridge e dall’International Energy Agency

Nel 2019 hanno stimato che le attività di mining in tutto il mondo attingono a fonti di energia a un ritmo di 120 terawattora all’anno.

Le emissioni di CO2 provocate dall’estrazione dei Bitcoin sono tra le 22 e le 22,9 tonnellate in un anno, livelli equivalenti a quelli prodotti da stati come la Giordania o lo Sri Lanka. 

Una cosa molto importante da tenere in considerazione è che ad oggi la moneta virtuale più estratta sono i bitcoin, ma i numeri sopra citati andrebbero a raddoppiare se si tenesse in considerazione anche l’estrazione di tutte le altre.

inquinamento e criptovalute grafico

Cardano: l’alternativa green

Se le dichiarazioni di Musk hanno fatto precipitare i bitcoin e avuto un impatto sull’intero sistema delle criptovalute, ce n’è una che ha beneficiato della situazione: ADA di Cardano.

Si tratta del quarto token con la maggior valutazione al mondo e si differenzia per la richiesta di una richiesta molto meno intensiva di emissioni di carbonio.

Cardano infatti utilizza soltanto 6 gigawattoradi energia all’anno, corrispondente allo 0,01% di quelli utilizzati da Bitcoin.

 

Che sia un inizio di una svolta green anche per il mondo delle criptovalute?

 

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