Lighting Design per l’outdoor

Il Lighting Design per l’outdoor è un argomento di complesso, ma che abbiamo voluto affrontare da un punto di vista non solo tecnico, ma anche creativo e a suo modo… poetico.

Ce ne parla Ilenia Ferdico, studentessa della Architectural Design School di NAD.

“La vita è una grande avventura verso la luce”, scriveva il poeta Paul Claudel all’inizio del XXI secolo.

In termini forse un poco meno poetici, ma strettamente legati ad un intreccio profondo tra estetica, funzione e tecnologia, potremmo anche invertire l’ordine dei fattori: “La luce è una grande avventura verso la vita”.

Sì, perché la luce valorizza i volumi, evidenzia i toni, esalta o distorce i colori e le forme. La luce può accendere e spegnere le possibilità di uno spazio, raccontare storie diverse senza toccare o spostare niente. Se lei cambia, tutto cambia intorno a lei.

O almeno, questa è la percezione che abbiamo.

Illuminare è quindi una grande avventura in direzione della vita che si vuole vivere e trasmettere. Il progetto illuminotecnico ha una funzione anche “cosmetica”: si possono nascondere le imperfezioni di un ambiente e valorizzarne i punti forti.

Cosa succede quando ci approcciamo ad un mondo così vasto e difficile da ipotizzare senza farne esperienza diretta, se addirittura stiamo pensando al nostro giardino, ad uno spazio outdoor, cangiante per natura, soggetto a variazioni incontrollabili?

Premesso che non ci sono delle regole universali che si possano adattare ugualmente ad ogni luogo – quello che dovremmo imparare è innanzitutto a garantire che le lampade scelte, quando installate in spazi esterni, siano sicure.

E allora almeno una regola universale possiamo stabilirla: non usare mai lampade con un IP inferiore a 65. Per l’illuminazione di laghi, stagni e fontane è richiesto invece un IP che abbia un valore minimo di 67.

Che cos’ è l’IP?

E’ un indice costituito da due numeri. Il primo numero varia da 0 a 6 e determina il grado di protezione della nostra lampada dalle particelle solide; il secondo si muove dentro ad un range che da 0 arriva a 9, informandoci sul grado di protezione dai liquidi.

Nel nostro caso ad esempio, il valore “IP65” indica che l’oggetto d’illuminazione scelto è protetto da polvere e sabbia, e dai getti d’acqua.

Una volta assicurato che il nostro sistema d’illuminazione sia idoneo per il nostro spazio outdoor, campo libero alla fantasia e al gusto? Ci siamo quasi.

E’ importante far prima un’ulteriore considerazione, di carattere empirico, in loco o grazie a software che calcolino e simulino la forza di illuminamento del nostro apparecchio sulle superfici circostanti. In questo caso l’aiuto di un esperto si fa indubbiamente più che utile, se non addirittura indispensabile.

Quando la fonte di luce è lontana, vi è una certa dispersione di illuminamento. Quando è troppo vicina, può abbagliare e risultare quindi controproducente.

Sì, questi sono fattori che a prima vista paiono intuitivi, è un’esperienza che facciamo ogni giorno. Eppure, se un progetto illuminotecnico non è valutato attentamente, rischia di oscurare la nostra idea iniziale di bellezza, comfort e benessere.

Le luci architetturali

Garantita la piena funzionalità e sicurezza delle nostre luci, possiamo sbizzarrirci con luci architetturali essenziali ma fortemente narrative, o prediligere linee ad alto valore decorativo.

Qualche spunto:

Carina di Opaki, una lampada da posa che ricorda una piramide. Ha un disegno geometrico e materico, costituito da metallo nero e marmo travertino, un materiale con un buon grado di resistenza agli agenti atmosferici.

Contiene al suo interno una striscia led antiabbagliamento – la luce, indiretta, incontra le pareti ed è contenuta dagli spigoli in un gioco di forme che, nella sua essenzialità, riesce a catturare lo sguardo. Il risultato distensivo e riposante è garantito dalla temperatura della luce (2700K, bianca-calda).

Diametralmente opposta per forma la proposta di Enzo Cattelani, l’iconica Fil de Fer, una lampada a sospensione o da posa in filo di alluminio naturale modellato ed intrecciato, illuminata all’interno da minuscole lampadine led. Il suo indice CRI, l’indice di resa cromatica, è ad 85. Questo ci dice che i colori dell’ambiente illuminato saranno molto vicini a quelli naturali, solo poco più freddi, e non particolarmente saturati.

Purtroppo ancora solo un prototipo, le Corona Solar Light di Emi Fujita e Shane Kohatsu ricordano dei girasoli rivolti al sole. Versatili nella configurazione –possono essere installate sia come lampade a parete che come morbide lampade da posa, da terra o da tavolo, sono alimentate ad energia solare, e rilasciano una luce calda tramite cellule fotovoltaiche e led.

Guardiamoci intorno

Che cos’è per noi il nostro giardino, e come utilizziamo i suoi spazi? Conversiamo con gli amici, leggiamo un libro al tramonto, ceniamo, giochiamo a pallone in pieno giorno? Di quanta luce abbiamo bisogno per svolgere queste attività e, mentre le svolgiamo, a cosa prestiamo attenzione? Cosa ci colpisce di più, cosa non può mancare? Cosa, invece, resta indifferente al nostro sguardo?

Illuminiamo con luci “aperte” l’imprescindibile, concediamoci dei contrasti e delle ombre lì dove ci sentiamo sicuri di cosa siamo disposti a perdere, con la garanzia che il risultato rappresenti comunque un valore aggiunto per il nostro spazio outdoor.

Armonizziamo il resto!

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